Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/491

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


454 LIBRO imperadore, a’ cui tempi cominciò a rendersi celebre, venne pe’ suoi costumi non meno che pel suo sapere onorato assai. Ma quai fossero questi onori, e fin a quando ei vivesse, nol possiamo sapere, poichè di lui da niun altro scrittor si parla fuorchè da Gellio. Più scarse ancora son le notizie che abbiamo di Atteio Santo che istruì nell’eloquenza Comodo (Lampr in Comm. c. 1), di Silvino retore maestro di Alessandro Severo, crudelmente ucciso da Eliogabalo (Lampr. in Heliog. c. 16), e di Giulio Frontino, forse figliuolo dell’altro Frontino da noi mentovato nel libro precedente, di Belio Macrino e di Giulio Graniano retori essi pure e maestri dello stesso Alessandro (id. in Alex, c. 3)j poiché non ne troviamo che il mero nome mentovato nella Storia Augusta. Solo di Graniano aggiunge Lampridio che leggevansi ancora a’ suoi tempi le declamazioni da lui composte. Lo stesso autore nomina un Claudio Venato oratore chiarissimo a’ tempi dello stesso Alessandro (ib. c. 68). Un Messala fu parimenti a que’ tempi orator potentissimo e dottissimo uomo, a cui ebbe qualche pensiero Alessandro di dar in moglie la sua sorella Teoclia (Jul. Capit in Maximino Jun. c. 3). Ma poco giova il sapere i semplici nomi de’ retori e degli oratori , se più certe notizie non possiamo trovare intorno al genere di eloquenza da essi seguito. VI. Più frequente menzione troviamo presso gli antichi scrittori di Giulio Tiziano. Giulio Capitolino parlando del giovane Massimino figliuolo dell’imperadore dello stesso nome , tra