Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/538

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SECONDO 5oI Alessandro Severo. Tra essi illustre singolarmente si rendette Papiniano che da Sparziano vien detto asilo del diritto, e tesoro di regale dottrina (in Serv. c. 22), e da Cassiodoro uomo di acutissimo ingegno (l. 6, Variar. 5). Alcuni affermano ch’egli era italiano, appoggiati a un’iscrizione del Grutero, la quale però, come chiaramente mostra l’Eineccio (l. cit. §328), non si può creder sincera. Altri più precisamente voglion mostrarne la patria, cioè Benevento, appoggiati a certe parole di una risposta di Papiniano, che ancora esiste. Ma l’eruditissimo canonico Giovanni de Vita, che per altro naturalmente avrebbe dovuto abbracciare quest’opinione, confessa che ella non è bastantemente fondata (Antiq. Benev. diss. 8, p. 214). Dicevasi da alcuni, come narra Sparziano (in Carac. c. 8), ch’ei fosse parente di Settimio Severo per parte di Giulia Donna sua moglie in seconde nozze; nel qual caso converrebbe dire ch’ei fosse nativo della Siria. Ma parlandosi da Sparziano di una tal parentela come di una voce sparsa fra alcuni, non si può sopra essa fondare opinione veruna. Ciò ch’è certo, si è che per sapere, per probità, per prudenza ei fu uno dei più celebri uomini del suo tempo. Avea egli, come narra Sparziano (ib.), appreso il civile diritto da Carcidio Scevola insieme coll’imperador Severo , e a questo era succeduto nella carica di avvocato del fisco. Quindi Severo morendo a lui singolarmente volle raccomandati i suoi figli Caracalla e Geta, e il saggio uomo con ogni sforzo adoperossi a unirli insieme in iscambievole amicizia: e veggendo il mal animo