Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/584

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TERZO 547 religione cristiana. Vero è nondimeno che le frequenti persecuzioni da cui travagliati furono i Cristiani, dovettero frastornarli non poco da qualunque sorta di studio. Ma noi vedremo ciò non ostante che uomini colti furono ancora tra essi e nelle scienze versati. Nel che assai più ampio argomento di ragionare ci si offrirebbe, se dovessimo abbracciare ancora la Grecia e l’Africa; ma noi non dobbiamo trattare se non di ciò che appartiene alla nostra Italia. II. Prima però di entrare a favellar di quelli tra’ Cristiani che furon celebri in Italia pel lor sapere, egli è necessario esaminare attentamente quali studj e quai letterarj esercizj in particolare leciti fossero a’ Cristiani de’ primi secoli, perchè meglio ancor si conosca ciò che sopra abbiamo accennato, che la religion cristiana non recò danno alle lettere. E in primo luogo, tanto era lungi che essa divietasse generalmente lo studio degli autori profani, che abbiamo perfin l’esempio di un Cristiano de’ primi secoli che teneva pubblica scuola a’ fanciulli. Egli è il martire S. Cassiano d’Imola, intorno a cui abbiamo un inno del poeta Prudenzio, nel quale ei narra (Peristephanon, hymn. 9) che mentre in detta città occupavasi nell’accennato esercizio, sollevatasi una persecuzione contro de’ Cristiani, ei fu come tale accusato: Praefuerat studiis puerilibus, et grege multo Septus , magister literarum sederat Ecce fidem quatiens tempestas saeva premebat Plebem dicatum christianae gloriae. Quindi siegue a descrivere come il magnanime