Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/590

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TERZO 553 p. iG, ee.), nelle quali alcuni medici cristiani si veggono nominati. Sul qual proposito è degnissima d’esser letta l’erudita dissertazione di questo celebre autore intorno alle arti con cui gli antichi Cristiani sostentavan la vita. Ma io non debbo parlare se non di ciò che alla letteratura appartiene, e parmi di aver già mostrato abbastanza che la religion cristiana, anche quando i seguaci ne erano più rigorosi osservatori, non fu nemica degli studj di qualunque maniera; nè vietò il coltivarli, trattine quelli che più a superstizione appartenevano che non a scienza. VI. Non è dunque a stupire che anche ne’ primi secoli vi fossero tra’ Cristiani uomini dotti non sol nelle sacre, ma ancora nelle profane scienze. Io verrò annoverando alcuni di quelli che furono di nazione italiani. Di essi però parlerò brevemente; perciocchè tutto ciò che appartiene agli scrittori ecclesiastici, è stato già rischiarato per tal maniera da molti valentuomini, e singolarmente dal Cave tra i Protestanti , e dal Ceillier tra i Cattolici, che appena rimane che aggiugnere alle erudite loro ricerche. Tra questi io non parlerò de’ romani pontefici , benchè italiani di patria, de’ quali sol qualche lettera ci sia rimasta’ , come di S. Clemente romano, di cui abbiamo una Lettera a’ Corintii, e parte ancora di una seconda lettera a’ medesimi, la qual ultima però da molti gli si crede supposta. Egli dovrebbe bensì aver luogo in quest’opera, se fosse autore de’ Canoni e delle Costituzioni Apostoliche. e delle Ricognizioni ossia degli Atti e della Storia del