Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/619

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58a libro principe fu ucciso, o in alcun altro degli anni ultimi di questo secolo, ne’ quali sembra che frequente fosse in Roma e in tutta Italia la carestia. Io facilmente mi persuado che vi abbia della esagerazione in questo e negli altri sopraccitati passi di Ammian Marcellino, il (quale parmi scrittore che tutte le cose ci rappresenti nel più nero aspetto di cui siano capaci. Ma ei non dovea certo fingere interamente, scrivendo di cose di cui potevan essere testimonj coloro che leggevano le sue Storie; e convien perciò confessare che benchè non mancassero in Roma anche al presente uomini e professori assai eruditi ed eloquenti, assai nondimeno infelice era generalmente lo stato della romana letteratura. XIV. Valentiniano I finì di vivere l’anno 375 per un eccessivo trasporto di collera da cui fu preso parlando cogli ambasciadori de’ Quadi. Graziano suo figlio, e già, come abbiam detto, dichiarato Augusto da suo padre, aveva allora sedici anni di età. L’esercito volle avere un altro imperadore ancor più fanciullo, e gli associò il suo fratello Valentiniano II che non contavane che quattro o cinque. Frattanto Valente combattendo contro de’ Goti, sconfitto da essi, e rifugiatosi in una casa, vi fu da’ nemici arso vivo l’anno 378. Graziano accorre al soccorso dell’impero orientale, e chiama in suo aiuto Teodosio capitano sperimentato che vince e risospinge di là dal Danubio i barbari vincitori; e perciò da Graziano viene innalzato all’impero d’Oriente. Graziano, principe di amabilissima indole e di singolari virtù, faceva