Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/649

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ripreso, di usurpare l’altrui; perciocchè niun di essi fu italiano di patria; e benchè vi abitassero per qualche tempo, non vi fecero nondimeno sì stabil dimora, che possiamo a giusta ragione annoverarli tra’ nostri. Solo di S. Agostino ci converrà dir qualche cosa nel Capo seguente per l’impiego di professore di rettorica che per breve tempo ei sostenne in Roma e in Milano.

Capo III.

Oratori, Retori e Gramatici.

I. A dare una giusta idea dello stato a cui eran gli studi e le belle lettere a questi tempi in Italia, sembrami opportuno il prender incominciamento non dalla poesia, come finora abbiam fatto, ma dall’eloquenza, alla quale siamo or costretti per la scarsezza della materia a congiungere ancora tutto ciò che appartiene alle pubbliche scuole, e a’ professori di eloquenza e di gramatica. Perciocchè in tal modo veggendo chi eran coloro che servivano agli altri di esempio e di guida, avremo a maravigliarci meno al rimirare le funeste rivoluzioni che ne soffriron gli studi. Noi vedremo la letteratura italiana, singolarmente in Roma, conservare ancora una cotaa’apparenza di maestà e di grandezza, e rivolgere a sè tuttora gli occhi e l’ammirazione degli stranieri; ma realmente decadere vieppiù ogni giorno, e non ostante lo sforzo e l’industria di alcuni protettori e fomentatori delle belle arti accostarsi alla sua estrema rovina.