Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/698

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QUARTO 66I e Ji padre povero e rozzo; poscia soggiugne esser questo un cotal felice destino della sua nazione, che quelli tra loro che son uomini saggi e pii, vengano sollevati a ragguardevoli cariche, come, dic’egli, avvenne a Settimio Severo. Or come Severo fu certamente africano, così africano dee credersi lo stesso Vittore. Quali fossero gli onori a cui egli fu sollevato, lo abbiamo in Ammian Marcellino, il quale racconta (l. 21, c. 10) che Giuliano (e non già Costanzo, come scrive il Vossio) essendosi presso Sirmio avvenuto nello storico Vittore, chiamatolo a sè, il pose al governo della seconda Pannonia, e onorollo di una statua di bronzo; uomo, soggiugne Ammiano, di una sobrietà degna di essere imitata, e che molto tempo dopo fu prefetto di Roma. Queste ultime parole ci fan conoscere chiaramente che al nostro storico appartiene un’antica iscrizione pubblicata dopo altri dal Lindenbrogio (in not. ad Amm. Marc. l. c.), benchè mancante del suo principio, che ha così... terum Principum Clementiam ectitudinem... Munificenti, Munificentiam supergresso D. N. Fl. Theodosio Pio Victori semper Augusto Sex. Aurelius Victor V. C. Urbi Praef. .Judex Sacrarum Cognitionum D. N. M. Q. E. Il Vossio pretende (l. 2, c. 15) ch’essa debba intendersi del giovane Aurelio Vittore, di cui or or parleremo; ma dicendo espressamente Ammiano che il nostro Vittore fu prefetto di Roma molto tempo dopo Giuliano , e veggendosi qui nominato un Vittore prefetto di Roma, a me par certo che debba di lui intendersi e non di altri. Non abbiam però fondamento a