Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/7

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VI prefazione

creduli troppo e mancanti di buona critica; che Tacito e Svetonio da essi buonamente seguiti sono autori a’ quali non conviene così facilmente dar fede; che essi si son lasciati condurre o dal desiderio di adulare gl’imperadori viventi col mordere i trapassati, o da quel malnato piacere che provan molti nello oscurare la fama de’ più grand’uomini, o da troppa facilità nell’adottare i popolari racconti; che Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone e Domiziano non furon poi quegli uomini così malvagi, come ci vengon dipinti; che in somma della storia degl’imperadori romani convien formarsi una idea troppo diversa da quella che abbiamo avuta finora. Di questa sì chiara e sì improvvisa luce che in un baleno ha dissipate le tenebre fra le quali eravamo miseramente involti, noi siam debitori al sig. Linguet, celebre per molte opere in questi ultimi anni date alla luce, le quali però egli modestamente confessa che non sono state accolte con quell’applauso ch’egli credeva loro doversi, talchè dopo averne fatte più pruove, ha finalmente riconosciuto ch’è più difficile assai l’ottenere la stima, che il meritarla, e ch’essa colla pazienza, co’ raggiri, e colla sorte più facilmente si ottiene che coll’ingegno (pref. à l’Hist. des Rivolut. de l’Empir, rom. p. 7); ma io spero che la repubblica letteraria riparerà un giorno il torto ch’essa gli ha fatto; e almeno per gratitudine ai nuovi lumi che sulla storia egli ha sparsi, riporrà l’opere da lui composte fra quelle degli altri autori che a’ nostri tempi nelle antiche e nelle moderne storie han fatte ammirabili e non più udite scoperte.

Ma il comun degli uomini non si sveste così di leggeri di que’ pregiudicii a’ quali fin dalla fanciullezza si è lasciato condurre; e io ancora confesso sinceramente che prevenuto in favore degli antichi scrittori provo un non so quale ribrezzo a dispregiarne l’autorità. Mi permetta dunque M. Linguet ch’io venga a chiedergli lo scioglimento di qualche dubbio e di qualche difficoltà che non mi lascia si presto arrendermi alle ragioni per cui egli vorrebbe che Svetonio e Tacito non più ottenessero presso noi quella fede che hanno ottenuto finora. Io mi lusingo che quel medesimo zelo per l’onore della umanità, che nelle sue Rivoluzioni dell’Impero romano lo ha indotto a fare l’apologia de’ primi Cesari, lo