Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/702

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


QUARTO GG5 abbia solo inteso di dire eh’ei visse lungo tempo in Italia, e che scrisse in latino. Nondimeno il vedere che molti Eutropii vi furono a questo tempo medesimo (V. Fabr. Bibl. lat. I. 3, c. 9), non ci permette l’accertar cosa alcuna, e quindi è anche incerto s’ei fosse quell1 Eutropio medesimo, come crede il Valesio (in not ad Amm. Marc. l. 29, c. 1), che fu proconsole in Asia, e poscia prefetto del pretorio l1 anno 38o. Egli di sè nuli’ altro ci dice, se non che combattè nell’esercito di Giuliano contro dei Persiani. Lo stile di cui egli usa, è poco colto, come negli altri scrittori di questa età. Esso nondimeno fu avuto in tal pregio per la fedeltà della Storia, che due traduzioni se ne fecero in lingua greca , come mostra il Vossio (l. 3 De Histor. lat. c. 8). Il Tillemont inclina a pensare (in Valente, art. 24) che ei fosse idolatra; e certo ei non ci dà alcun indicio bastante a crederlo cristiano. Al Compendio di Eutropio aggiungiamo quello di Sesto Rufo, o come altri dicono, Rufo Festo, eli1 è intitolato delle Vittorie e delle Provincie del Popolo romano, e dedicato a Valentiniano II. Alcuni hanno pensato eh1 ei non sia diverso da Sesto Rufo Avieno; ma il Fabricio dimostra che ciò ripugna all1 or din de1 tempi (Bibl. lat. l. 3, c. 2). A Sesto Rufo ancora si attribuisce una Descrizione delle xiv Regioni in cui era divisa Roma, pubblicata dal Panvinio e da altri; a cui un’altra se ne aggiugne di Publio Vittore fatta a’ medesimi tempi. Una terza per ultimo, che credesi dell’età di Onorio, o di Valentiniano III, è stala pubblicala