Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/704

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QUARTO G67 nella sua Storia, e rammenta come da Costanzo fu dato per aiutante ad Ursicino generale della cavalleria l’anno 313 (l. 14, c. 9), e narra le imprese e le vicende diverse che nell’Oriente e nell’Occidente in varie guerre sostenne (ib. c. 11;l. 15; c. 5, l. 16, c. 11; l. 18, c. 6; l. 19, c. 8). Quindi o a’ tempi di Valente, come vuole Adriano Valesio (in praef. ad Amm. Marc.), o a que’ di Teodosio, come afferma Enrico di lui fratello (inpraef.adeiutul.), sen venne a Roma, ed ivi scrisse la sua Storia. Aveala egli cominciata da Nerva, e condotta fino alla morte di Valente, ed aveala divisa in trentun libri. Ma i primi tredici libri sono interamente periti, e non ci è rimasta che la Storia dall’anno 353 fino all’anno 378 in cui fu ucciso Valente. Alcuni, e fra gli altri Claudio Chiffiet (De Amm. Marc. Vita et Libris), hanno creduto eh’ei fosse cristiano, e ne recano in pruova alcuni tratti della sua Storia, ne’ quali egli usa di tali espressioni che solo sembrano proprie d’uom cristiano. Ma a me par più probabile l’opinione di Adriano Valesio (l. cit.), ch’ei fosse idolatra, come questo scrittore dimostra da varj passi che certo non potevansi scrivere se non da un idolatra; degno nondimeno di lode, perchè parlando de’ Cristiani usa comunemente di una saggia e imparziale moderazione. VI. In quale stima ei fosse e in Roma e in Antiochia, cel fa vedere la soprammentovata lettera di Libanio, di cui recherò qui qualche parte: Io mi congratulo, gli scrive egli (ep.983), e teco, perchè sei in Roma, e con Roma