Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/707

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l’inviano di cui abbiam favellalo trattando di Macrobio; perciocchè in un’antica iscrizione pubblicata dopo altri da Isacco Pontano (in not. ad Macrob. Saturn. l. 1, v. 17) fra gli onorevoli titoli di cui vedesi ornato, evvi ancor questo: historico dissertissimo. Ma di che cosa scrivesse, non ci è restata memoria. Veggasi il Vossio, ove parla degli storici di questi tempi; presso cui si troverà menzione di alcuni altri che noi passiamo sotto silenzio, sì perchè furono per la più parte stranieri, sì perchè, se di essi ci è rimasta qualche picciola operetta, non è essa tale che possa accrescere onore all’italiana letteratura.

Capo VI.

Filosofia e Matematica.

I. Non vi ebbe scienza alcuna a quest’epoca che avesse sì pochi coltivatori e seguaci, come la filosofia. O fosse che il lusso e il libertinaggio di Roma distogliesse l’animo da cotai gravi e seriosi studi,• o fosse che le funeste vicende della repubblica consigliassero que’ che pure erano amanti de’ buoni studi, a cercar anzi qualche sollievo nell’amena letteratura, che a rattristarsi vie maggiormente su’ libri de’ severi filosofi; egli è certo che mentre i filosofici studj fiorivano in Alessandria e in Atene, illanguidivano ogni giorno più in Roma. Nè è già che mancassero stimoli c premi i onde eccitare gli uomini allo studio di questa scienza. I filosofi