Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/727

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Capo IX.

Biblioteche.

I. J1 deplorabile stato in cui erano comunc> mente gli studi in Italia a’ tempi di cui parliamo, ci persuaderebbe assai facilmente che scarso vi fosse stato il numero delle biblioteche e de’ libri. E nondimeno, se noi crediamo alla descrizione di Roma pubblicata dal Panciroli, e poscia dal Muratori, e che credesi fatta a’ tempi o di Onorio, o di Valentiniano III (V. Murat. Thes. Inscr. t. p. 2135), erano in Roma ventinove biblioteche: Bibliotecae xxix. Ex bis pra.eeipiute duae Palatina et Ulpia (ib. p. 2132); e lo stesso affermasi nell’altra alquanto più antica di Publio Vittore. Io confesso che non so indurmi a pensare che ve ne avesse di questi tempi in Roma un numero così grande. Dopo Adriano non veggo che alcun imperadore pensasse aa’aprire alcuna biblioteca; e al più potrebbesi credere che Gordiano rendesse pubblica quella che da Sereno Samonico avea ricevuta in dono. Che vi fosser privati verso il pubblico così liberali che a comun vantaggio le aprissero, non ne abbiamo alcun cenno negli antichi scrittori; e l’infelice condizion de’ tempi non ci permette di crederlo così di leggeri. Come dunque in Roma sì gran numero di pubbliche biblioteche? giacchè delle pubbliche ivi certamente ragionasi, non delle private. Non potrebbesi per avventura temere di qualche errore ne’ codici? Comunque sia,