Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/83

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46 dissertazione

e dello studio eli1 egli ne fece. E nondimeno, benchè S. Girolamo sia stato detto il Tullio Cristiano, può egli il suo stile venire a confronto con quel di Tullio? E per discendere a’ tempi ancora più recenti, il Petrarca uomo di sì colto ingegno era egli pure amantissimo di Cicerone, di cui leggeva e studiava attentamente i libri. E nondimeno il Petrarca che scrive in latino, sembra egli quel medesimo che scrive nel volgar nostro linguaggio? In somma per quattordici secoli non vi è stato quasi scrittore a cui sia riuscito di imitar felicemente lo stile di Cicerone, cui pur veggiamo in questi tre ultimi secoli da non pochi felicemente imitato. Egli è questo, il confesso, il punto più difficile a rischiararsi, e di cui per lungo tempo io ho quasi disperato di poter trovare una probabile spiegazione. Dopo molte riflessioni nondimeno mi lusingo di aver finalmente scoperta qualche non inverisimil ragione di questo, per così dire, letterario fenomeno. XXXI. Io dunque rifletto che dopo la morte d’Augusto cominciò Roma ad essere più assai che prima inondata da popoli stranieri. Questi eran sudditi a Roma; e chiunque tra essi avea talenti, da cui sperare o nelle scienze, o nelle armi, o nella magistratura onorevole avanzamento, venivasene alla capitale ove solamente poteva lusingarsi di conseguirlo. Vedremo in fatti che una gran parte dei poeti, degli oratori, de’ retori, de’ gramatici che fiorirono a questi tempi in Roma , furono stranieri, singolarmente Francesi e Spagnuoli. Molto più crebbe il numero de’ forestieri quando forastieri