Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/195

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«34 LIBRO mentovate città di Cremona e di Padova; e abitanti erano non rare volte condotti schiaviil che accadde singolarmente nella invasion de’ Francesi l’anno 590. Quindi in una lettera scritta dall’esarco romano al loro re Childeberto egli il prega a comandare a’ suoi, che non saccheggino nè diano alle fiamme le case degl’italiani, che non li conducano schiavi, e che anzi lascino liberi que’ che già avean seco condotti (ib. ad an. 590). E tal costume era ancora de’ Longobardi, perchè troviamo che Fortunato vescovo di Fano riscattò molti schiavi che a quella città erano stati condotti da’ Longobardi, e che perciò il pontefice S. Gregorio gli permise di vendere i vasi sacri (id. ad an. 592). Ma quali fosser gli effetti di queste guerre, e con qual crudeltà in esse operassero i Longobardi , raccogliesi singolarmente dalle Opere di S. Gregorio il Grande che vivea ne’ principj del loro regno, e che tenne il pontificato dall’an 590 fino al 604 Egli parlava e scriveva di cose ch’eran sotto gli occhi d’ognuno; e quindi, lasciando ancora da parte la santità di questo grand’uomo, che non ci permette di sospettare in lui esagerazion maliziosa, egli è tal testimonio a cui secondo le leggi della critica più rigorosa si dee ogni fede. Spiegava egli al popolo le profezie di Ezechiele, quando Agilolfo circa l’anno 593 mosse col suo esercito contro di Roma. Egli stesso lo accenna nella prefazione al secondo libro delle sue Omelie su questo profeta: Sappiamo che il re Agilolfo, passato il Po, velocemente sen viene all’assedio di questa città. Quai tracce egli lasciasse