Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/390

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TERZO 329 dopo due anni ne fu cacciato di nuovo per opera del famoso Manasse arcivescovo d’Arles. Passato in Germania, tornò di nuovo in Italia f anno p51 coll1 imperador Ottone I con isperanza di ricuperare il suo vescovado. Questa però gli andò per la terza volta fallita, e fu costretto a tornarsene in Alemagna; dove fatto vescovo di Liegi, non molto dopo da un partito contro di lui formatosi ne fu cacciato. Ritiratosi allora in un monastero, vi stette fino all’anno 961, in cui tornato col medesimo imperadore in Italia, ricuperò veramente l’antica sua sede; ma tali contraddizioni ebbe a soffrirvi da parte del suo clero, che l’anno 968, rinunciato finalmente quel vescovado e tornatosene a Liegi, vi ebbe il governo di alcune piccole abadie, e morì in Namur l’anno 974. Tutte queste sì varie e sì strane vicende ch’io son venuto brevemente accennando, si posson vedere più ampiamente svolte e spiegate presso diversi autori, fra’ quali con maggior diligenza hanno di ciò trattato il P. Mabillon (Acta SS. Ord. S. Bened. vol. 7), il P. Ceillier (Hist des Aut. eccl. t. 19, p. 633), e i Maurini autori della Storia letteraria di Francia (l. 6,p. 339). Ma ciò non ostante la vita di Raterio non era ancora stata esaminata e rischiarata abbastanza. Quindi i dottissimi Ballerini che ci han data l’anno 1765 una nuova e compita edizione delle Opere di questo vescovo sì famoso, ne hanno ad esse premessa una nuova Vita scritta con singolare ed ammirabile esattezza, talchè confrontando questa colle altre sopraccitate, scorgesi chiaramente quante cose dagli altri scrittori