Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/404

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TERZO. 343 avvenisse di lui > e dice che, poiché fu presa Pavia, egli divenne assai caro e famigliare a Carlo Magno; e che alcun tempo dopo ei fu accusato a Carlo, che per amore all’antico suo padrone avesse contro di lui ordita congiura con pensiero di ucciderlo. Carlo, prosiegue a dii •e Leone, fattoselo venire innanzi, il richiese se vera fosse l’accusa; e Paolo francamente risposegli eli’ egli non avrebbe mai violata la fedeltà promessa al suo re Desiderio. Di che altamente sdegnato Carlo, comandò che gli fosser tosto troncate le mani. Ma poscia calmato alquanto lo sdegno, Se quest’uomo, disse ai suoi consiglieri, perde le mani, ove troverem noi un sì elegante scrittore? Quindi chiesto ad essi consiglio di ciò che far si dovesse, questi gli suggerirono che il facesse acciecare, perchè non potesse scriver lettere sediziose ad alcuno. Ma Carlo di nuovo: E dove troverem noi un altro poeta, un altro storico sì valoroso? Essi allora gli consigliarono che il rilegasse nelle isolette di Diomede, dette ora Tremiti. Così fu fatto, e Paolo vi stette per alcun tempo; poscia condotto ad Arigiso principe di Benevento , fu da lui onorevolmente accolto nel suo stesso palagio. Morto poi Arigiso, il che avvenne l’anno 787, Paolo ritirossi, come sopra si è detto, nel monastero di Monte Casino. Questa è in breve la narrazion di Leone, la qual certo non lascia di avere qualche apparenza di favola e di romanzo. Nondimeno la veggiam ripetuta pressochè colle stesse parole nell’antica Cronaca del monastero del Volturno (Script. Rc.r. ital. t. 1, pars a, p. 35.)), il cui