Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/407

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VII. Si pruo • va che Paolo diacono non andò in Francia se non quando era già monaco. 346 I.IBRO trattenuto, potè avvenire ciò che della congiura da lui tramata raccontano gli altri storici; che perciò potè egli essere rilegato da Carlo, e passar poscia alla corte del principe Arigiso; e finalmente, dopo la morte di lui avvenuta l’anno 787, ritirarsi a Monte Casino. Così di fatti dispone la cronologia e le vicende della vita di Paolo il sig. Liruti che con singolar diligenza ne ha esaminato ogni passo. Ma convien dire che questo dotto scrittore non abbia veduti i monumenti pubblicati dall1 ab. le Beuf, da’ quali distruggesi interamente il sistema da lui seguito, e si scuopre con evidenza la falsità del racconto di Leone, dell’Anonimo salernitano, e degli altri antichi scrittori da noi addotti poc1 anzi. Colla scorta di essi e di altri antichi monumenti facciamoci a rischiarare, se è possible, un punto sì intralciato, e a porre in qualche luce maggiore, che non si è fatto finora, la vita di un uom sì famoso. VII. Secondo la narrazion di Leone e degli altri scrittori", e secondo il sistema del sig. Liruti, converrebbe affermare che Paolo dopo la prigionia di Desiderio fosse condotto in Francia; che rilegato dopo più anni nell’isole di Tremiti passasse quindi alla corte di Arigiso, e che finalmente lui morto l’anno 787 si ritirasse a Monte Casino, ed ivi menasse il rimanente de’ giorni suoi. Or noi troviamo che Paolo era monaco molti anni prima; anzi che non fu chiamato in Francia se non già monaco. Il P. Mabillon era già stato di questa opinione, e aveane recato in pruova una lettera da Paolo scritta ad Adelardo abate del monastero di Corbia (Ann.