Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo III, Classici italiani, 1823, III.djvu/9

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VII! PREFAZIONE Egli rigetta a ragione il sentimento da noi confutato poc’anzi, poiché , dice (Ver. illustr. par. 1, l. 11).• non bisogna dar nelle estremità in cui , come si vede nel principio delle Prose del Bembo , si diede per alcuni altre volte, cioè di dire che l’italiana favella fosse già fin dal tempo de’ Romani; perchè que’ volgarismi non bastavano a formare una lingua , nè a renderla tale, che potesse usarsi dagli scrittori. Ma egli ciò non ostante non vuol sentire la comune opinione. Comunissima dottrina è, dic’egli, che se ne debba l’origine a’ Barbari, e che nascesse dal mescolamento della lingua loro colla latina. Con tutto ciò indubitato a noi sembra che niuna parte avessero nel formare l’italian linguaggio nè i Longobardi nè i Goti, e ch’esso da così fatto accoppiamento non derivasse altramente. Ma da che dunque , diranno , prosiegue egli dopo altre cose, provenne la trasformazione della lingua latina nella volgare? Provenne dall’abbandonar del tutto nel favellare la latina nobile, gramaticale e corretta, e dal porre in uso generalmente la plebea, scorretta e mal pronunziata. Quindi quasi ogni parola alterandosi, e diversi modi prendendo, nuova lingua venne in progresso di tempo a formarsi. Nè si creda che da’ Barbari recata fosse così fatta scorrezione e falsa pronunzia, sì perchè abbiam già veduto come del tutto opposto se ne sarebbe per essi indotto il cambiamento, e sì perchè molto prima de’ Barbari era già tutto questo in Italia , come faremo ora in pochi versi conoscere. Prende egli quindi a mostrare che prima delle invasioni de’ barbari erano nella lingua latina parole ed espressioni che noi crederemmo introdotte da’ barbari. Ma da quali autori le trae egli? La maggior parte da Cassiodoro, da Gellio, da Servio, da S. Girolamo, da S. Gaudenzio, da S. Zenone, cioè da autori che vissero quando la lingua latina era già decaduta dall7 antica sua purezza. Che se ve ne ha alcuni altri più antichi, come Plauto e Terenzio, ciò pruova solo che nel parlar popolare erano in uso alcune voci che dalle più colte persone non si usavano. Or io non comprendo come un uomo di sottile discernimento , qual era il march. Maffei, non abbia avvertito che i passi da lui addotti pruovan contro di lui. Non fu egli forse fin da’ tempi d’Augusto, e molto