Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/121

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ÌOO LIBRO ili illustrare la loro università, la rendessero assai popolosa, io non trovo indicio, o memoria alcuna. Il solo Regno però potea inviarle copioso numero di scolari, ed è anche probabile che dalla Francia molti vi si recassero, tratti dalla speranza di ottenere più facilmente da’ re francesi onori e premii. Certo, come osserva il Giannone, Napoli dovette in gran parte] alla sua università l’onore di essere considerata come la capitale del regno, del qual pregio cominciò ella a godere a’ tempi di Fede-] rigo li. XX. Un’altra università ancora dee a Federigo II, se crediamo ad alcuni scrittori, la sua origine, cioè quella di Ferrara, ove pure si vuole che Federigo di Bologna la trasferisse, talchè quasi parrebbe che la principale occupazione di questo monarca fosse stata il condurre in giro per tutta l’Italia le scuole pubbliche. Leandro Alberti fu il primo, ch’io sappia, ad affermarlo con quella autorevole sicurezza che lecita era una volta agli scrittori di storia, a’ quali niuno ardiva di chieder conto su qual fondamento narrassero tale e tal altra cosa. Dopo l’Alberti più altri scrittori ripeterono lo stesso: e in fatti, se quegli avea potuto dirlo, perchè nol potevano essi ancora? Il sig. Ferrante Borsetti, che l’anno 1735 ci diede un’erudita Storia di quella università, non temè egli ancora d’asserirlo (Hist. Gymn. Ferrar, pars, 1, p. 9, ec.). Ma i leggitori del nostro secolo non son sì docili come i nostri maggiori; e la critica, di cui si pregian d’esser forniti, li rende talvolta difficili e fastidiosi. Contro la Storia del