Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/186

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SECONDO I65 spiegasse i dogmi e i precetti della Religione, in molte chiese è probabile che si recasse ad effetto. Ma è probabile ancora che le pubbliche calamità non permettessero ad altre l’eseguirla sì prontamente. Troviamo in fatti che solo verso la fine di questo secolo fu istituito nella chiesa di Milano il lettore di teologia dall’arcivescovo Ottone Visconti morto l’anno I2<)5, di cui racconta Galvano Fiamma (Manip. Flor. c. 331, vol. 11 Script. Rer. ital. p. ni.\) che col suo patrimonio fondò tre prebende; ed una di esse pro uno Lee lo re qui in Ecclesia Majori Theologiam legat. Lo stesso si narra da Francesco Pipino (Cron. c. 27, ib. vol. 9, p. 701), il quale aggiugne che Ottone gli assegnò lo stipendio annuale di 100 lire. Ma in una Cronaca ms. di Ambrogio Taegio, domenicano esso’ pure, come i due succennati scrittori, citata dal Muratori (Script. Rer. ital. vol. 9, p. 59;)), si dice che lo stipendio da Ottone assegnato fu di 100 fiorentini; ch’egli diè quella cattedra a’ religiosi del suo Ordine, i quali ancor ne godevano, mentr’egli scrivea, cioè circa il principio del secolo xvi, e che il primo ad essa trascelto fu F. Stefanardo da Vimercate, di cui ragionerem fra gli storici. Delle altre chiese metropolitane non mi è avvenuto di trovar certa contezza a qual tempo vi s’introducesse il lettore di sacra teologia, e se ciò avvenisse subito dopo la promulgazion del Decreto del Concilio lateranese, o alcuni anni più tardi. Per riguardo alle altre chiese cattedrali, intorno alle quali nulla erasi in esso determinato su questo punto, non vi s’introdusse il teologo, che due secoli appresso, come altrove vedremo.