Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/216

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SECONDO iy5 mezzo alb* tenebre ile’ suoi tempi U’uttò nondimeno con moderazione e con senno (Hist crit. Philos. t. 3, p. 803, ec.). Io potrei ancora recare il bell’elogio che ne ha fatto M. Crevier (Hist de l’Univ. de Paris, t. 1, p. 457), il quale fra le altre cose reca un bel detto di M. Fontenelle, che solo vale per un eloquentissimo encomio: S. Tommaso, dice egli (Elog. t. 2, p 483), in un altro secolo e in altre circostanze sarebbe stato Cartesio. Ma basti il riferire ciò che di S. Tommaso ha scritto recentemente un autore, il cui giudizio io spero che non sarà rigettato dagli stessi più illuminati filosofi de’ nostri giorni: dico il celebre abate Yvon. Egli non tace i difetti che in lui gli sembra di ravvisare; e per ciò ancora ei merita maggior fede quando ne celebra i pregi. Dopo aver superati, dice egli parlando di questo santo dottore (Disc. sur l’Hist. de l’Eglise, t. 3, p. 230), i primi ostacoli, entrò animosamente nel corso delle scienze, e a guisa di un torrente che abbia rotti i ripari, gittossi quasi con impeto su quanto a lui si offerse ne’ vasti campi della filosofia e della teologia. Lasciossi ben presto addietro i suoi condiscepoli, da’ quali prima era stato sprezzato. La sua autorità fra i Domenicani fu uguale alla ammirazione in cui era presso di loro. I sommi pontefici lo ricolmaron di elogi. Fu il maggior teologo del suo secolo, . e il sarebbe stato in quei secoli ancora in cui risorse il gusto della buona letteratura. In mezzo a quella barbarie di cui tutti gl’ingegni if allora erano infetti, si vede in alcuni suoi libri una certa eleganza di stile allora non conosciuta.