Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/257

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lilialmente una Cronaca della città di Genova , di cui il Muratori, troncando le molte favole di cui Jacopo l’avea imbrattata, ha pubblicate sol quelle parti che recan luce alla storia (vol. 9 Script. rer. ital!.), di che veggasi la prefazione di questo dotto scrittore alla Cronaca stessa premessa.

Capo II.

Filosofia e Matematica.

1. Benché ne’ due ultimi secoli precedenti alcuni tra gl*Italiani avessero, per così dire, richiamati a vita i filosofici studi che per tanto tempo si eran giaciuti in una totale dimenticanza , gli sforzi lor nondimeno più alle straniere nazioni che alla comune lor patria avean recato giovamento ed onore. Lanfranco e S. Anselmo avean comunicati i lor lumi alla Francia; Giovanni avea fa Ho ammirare il suo ingegno a Costantinopoli; Gherardo cremonese era andato tra gli Arabi della Spagna. Pochi in Italia erano stati coloro che in questi studi ottenuto avessero qualche nome; e le scuole di filosofia ch’erano in Bologna, e probabilmente ancora in altre città, non par che fossero tali che questa scienza potesse esserne illustrata, come sarebbe stato opportuno. Aristotele, il miglior tra’ filosofi dell’antichità, di cui fosser rimaste le opere, appena era noto di nome. Ne’ libri del monastero di Bobbio, il cui Catalogo fatto, come sembra, nel x secolo, è stato pubblicato dal Muratori (Antiq. Ital. t.3.p. 817), 11011 reggiani