Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/280

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SECONDO j5o in un luogo che avesse il suo nome dal fiore; e che di fatto ei morì in Fiorentino terra delf Abruzzo in una torre che avea le porte di ferro; le quali cose, benchè in gran parte si debban credere finte a capriccio, ci mostran però che Federigo II erasi lasciato miseramente acciecare dalle astrologiche imposture. X1LI. Nè punto men pazzamente andava dietro esse perduto il celebre Ezzelin da Romano (a). Jacopo Malvezzi, scrittore di un’antica Cronaca bresciana, racconta (ib. vol. 143 p- 930, 931) ch’egli avea seco in Brescia una truppa di astrologi, cioè il famoso Guido Bonatti, di cui or or parleremo, Riprandi no veronese, Paolo bresciano, un Saracino che alla lunga barba e al fiero sembiante pareva un nuovo Balaamo, e, ciò che dee sembrar più strano, anche un canonico di Padova detto Salione; e che costoro non molto prima della battaglia presso Cassano, ove Ezzelino ricevette la ferita di cui morì, due volte gli predissero i più felici successi. Il che pur si racconta dall’anonimo autore dell’antica Cronaca Estense pubblicata dal Muratori (ib. vol. 15, p. 329), ove i medesimi astrologi si veggono nominati, se non che il Malvezzi distingue Paolo bresciano dal saracino, di cui non dice il nome, il cronista Estense nomina solo Paolo Saracino, nel che però deesi credere errore; perciocché un Saracino non (<i) La stona ili questo sì celebre uomo e degli altri personaggi dello sua famiglia è stala assai bene illustrata pochi anni addietro dal sig. Giambatista Verni nella sua Stona degli lincimi stampata in Tlassaim nel i "i) in ire tomi 111 8.° XIII E da Ki*r litio da Romano.