Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/289

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268 libro sapeva fare di male; e dica di se medesimo che fu il solo che ardisse di fargli fronte e resistergli, e che finalmente dopo tre anni di tirannia colui fu sbandito e cacciato dalla città. Egli si duole spesso de’ Regolari, a cui dà il nome di tunicati, perchè si opponevano alle sue predizioni, e dicevano la sua arte non essere che impostura ed inganno. Convien dire che sopra tutti parlasse contro di lui il celebre F. Giovanni da Vicenza domenicano, poichè egli il chiama in un luogo ipocrita (p. 18), e altrove ne forma un assai svantaggioso carattere (p. 210), di che parleremo più lungamente quando dovremo nel capo quarto di questo libro trattare di quest’uom sì famoso. Confessa Guido però, che anche tra’" Regolari aveva trovati alcuni, benchè assai pochi, che non mostravansi cotanto alieni dalla sua scienza, e fra essi dice che dee render giustizia a F. Corrado bresciano dell’Ordine de’ Predicatori, cui, dice, ho conosciuto uomo molto discreto, e che intendeva bene il vero: e bene ne usava, il quale pel suo profondo sapere fu fatto vescovo di Cesena (p. 190). Tra’ vescovi di Cesena del secolo xi; 1 io non trovo alcun Corrado domenicano. Di quest’Ordine vi fu un Francesco , che dicesi da alcuni eletto nel 1263, ma di cui dubita l’Ughelli (Ital. sacra, t. 2) se debba annoverarsi tra’ vescovi di Cesena, poichè non se ne trova negli antichi monumenti notizia alcuna. Dopo Francesco vien nominato Onerardo di Sassonia, cui dice eletto l’anno 1270, e questi io credo appunto che fosse il Corrado di Guido. La diversità del nome non è sì grande,