Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/62

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PRIMO 4» Federigo, condennato a morte il primo, fi-’ abbacinar Pietro, ordinando ch’ei fosse dato in balia de’ Pisani che erano suoi nemici. Ma Pietro per sottrarsi a sì grande infamia, urtando improvisamente il capo a una colonna, si diè la morte. Così Matteo, il cui racconto è stato adottato ancor dal Giannone (Stor, di Napol. l 17, c. 3, par 1), forse perchè una circostanza di esso tornava bene al suo intento. Ma, a dir vero, oltre una cotal aria di favoloso che a me par di scorgere in questo racconto, io non veggo perchè debbasi maggior fede a Matteo, che a tanti altri storici. Ricordano Malespini fu egli pure scrittore contemporaneo a Pietro; Dante e Francesco Pipino non ne furon molto lontani; e nondimeno di un tal delitto non fan parola. Il solo Matteo Paris, scrittore contemporaneo, è vero, aggiugniamo ancora, se così si voglia, scrittore esatto, ma che finalmente vivea nell’Inghilterra, e non poteva perciò essere troppo bene istruito degli affari d’Italia; egli solo, dico, ci dà notizia di questo fatto. Le leggi di buona Critica a chi ci consigliano di dar fede? XIII. Di Pier delle Vigne abbiamo sei libri di Lettere, altre scritte in suo nome, altre, e le più, in nome di Federigo, intorno a che un non leggero errore ha commesso il Marchand (Dict, Hist p. 313, note 7), per cui si direbbe quasi ch ei non sapesse troppo ben di latino, perciocchè rapportando un passo di un autor tedesco, il qual dice che queste Lettere furono scritte da Pietro per la maggior parte non ex sua sed ex imperatoris sui Friderici persona,