Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo IV, Classici italiani, 1823, IV.djvu/643

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623 LIBRO sorta di poesia non si rivolgessero mai, come osserva anche il più volte citato abate Millot (t. 1, pref p. 69). XXV. L’eruditissimo Apostolo Zeno fu il primo, s’io non m’inganno, ad osservare (Lettere . t. 2, p. 215, ec.) un passo di un antico Catalogo de’ Podestà di Padova, che poi è stato pubblicato di nuovo dal Muratori (Script. Rer. Ital. vol. 8, p. 365), in cui all’anno 1243 si legge: in quest’anno fu fatta la rappresentazione della Passione e Resurretione di Christo nel Prà della Valle; e nel testo latino dello stesso Catalogo si aggiunge: in ipsa die Paschae solemniter (a). Or questa rappresentazione, che è la più antica che siasi finora scoperta in Italia, dobbiamo noi dirla la più antica azion drammatica di cui ci sia rimasta memoria? Può essere che così fosse; ma l’arrecate parole non ne convincono abbastanza; perciocchè esse possono ancora indicarci quelle mute rappresentazioni della Passione di Cristo, che veggiam farsi anche al presente in molte città d’Italia, nelle quali gli attori si compongon bensì negli atteggiamenti proprii de’ personaggi cui rappresentano, ma non convengon tra loro a dialogo, se pur qualche (et) Queste rappresentazioni faceansi ancor nelle chiese, e faceausi talvolta per modo, che invece di risvegliar la pietà , generavano scandalo. Così raccogliamo da una Decretale di Innocenzo III dell’anno 1210, inserita nel Corpo del Diritto Canonico: Fiunt lucli theettreiles in Ecclesia, et non solum enl ludibriorum spectacula introducuntur monstra larvarum, veruni eliani in aliquibus fesdvitatibus Diaconi, Presbiteri, ac Subdiaconi infamine suete ludibria excrcere praesurnunt (Decrel. I. 3, tii. 1, c. 12).