Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/513

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476 LIBRO scritti son pieni, non sono state intese felioe* mente, e si è citato un autore, una città un anno in vece di un altro. Spesso ancora si^oii fatte f edizioni di tali opere sui quaderni scritti da qualche scolaro; e come questi aggiungon talvolta qualche cosa di lor capriccio, si è creduto detto autorevole del professore, ciò che non era che un’immaginazione dello scolaro. Quindi è che trovansi spesso cose contradittorie, e che per mancanza di altri monumenti ci lasciano incerti a qual parere dobbiamo appigliarci. E tale è la quistione che or trattiamo, in cui è difficile a diffinire qual sia la più sicura sentenza, xxiv. XXIV. Ma qualunque fosse il numero deali Suo soj(- «li» 1 •.. O giono in Pe-anni clic Dar to lo passo 111 risa, e certo che morte: c Ine da Pisa passò a Perugia, ed ivi per più anni °i,trc- tenne pubblica scuola, e vi ebbe fra gli altri a scolaro il famoso Baldo. I Perugini F onorarono col privilegio della cittadinanza l’anno 1348; e perchè eravi legge che niu 11 lor cittadino potesse essere professore in quello Studio, con singolar distinzione Bartolo ne fu dispensato. Questo privilegio è stato pubblicato dal Lancellotto, la cui Vita di Bartolo io non ho potuto vedere. Quando l’anno 1355 l’imperador Carlo IV calato in Italia sen venne a Pisa, Bartolo fu dalla sua università inviato a complimentarlo, ed egli seppe provveder destramente a’ vantaggi del suo Corpo non meno che a’ suoi; perciocchè ottenne al tempo stesso da Carlo e per l’università di Perugia tutti quei privilegi che alle altre si solean concedere, e per se stesso F onorevole titolo di consigliere e domestico