Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/128

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63a LIBRO e ne1 seguenti fino al 1381- Il Vossio credette De Histor. Lat l 3, c. 7) ch’egli avesse scritto latinamente; ma la Storia stessa, in cui non appare indicio di traduzione, ci mostra il contrario. Essa fu copiata da Galeazzo de’ Gatari storico padovano che la unì alla Storia della sua patria; e il Muratori traendola da un codice di essa, che si conserva in questa biblioteca Estense, l’ha data in luce (Script rer. ital. vol. 15, p. 699). Dell’autore di essa null’altro sappiamo, se non che vivea a questo tempo medesimo, e scrisse perciò le cose ch’egli stesso vedute avea. All’anno 1381, parlando di un mostro che nacque in Venezia, et io Daniele Chinazzo, dice, ritrovandomi in questo giorno in Venezia vidi detto mostro, siccome infiniti altri corsero di tutta Venezia per vederlo (ib. p. 798). Couvien dire però, che la Storia di Daniello sia stata in qualche parte alterata e guasta dai copiatori; perciocchè, come osserva il ch. Muratori (Praef. ad Ilist. I. cit.)} si vede dato il titolo di duca di Milano a Barnabò Visconti, e di duca di Savoja al conte Amadeo, che non ebber mai tali titoli. Ma non è questo l’unico esempio di tali sconci onde per l’ignoranza, o per la presunzione de’ copisti si guastan l’opere degli autori, e questi si fan credere rei d’errori che mai non commisero (*). (*) Di Daniello Chinazzo alcune più esatte notizie*ini ha cortesemente trasmesse l’eruditissimo sig. conte Rambaldo degli Azzoni Avogaro canonico di Trevigi, tratte dai monumenti di quella città, de’ quali egli è diligentissimo osservatore. La Motta, castello del Trivigiano