Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/133

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SECONDO 63^ ferro , egli fu uno dei deputati di Padova ad assistere a una sì magnifica cerimonia. Egli di ciò non ci parla nella sua Storia , ove di questo fatto ragiona (l.2, rubr. 12), ma dice solo che vi intervennero tra gli altri gli ambasciadori padovani. Ma altrove egli stesso il dice in una sua orazione al medesimo imperadore, che egli ha inserita nella sua Storia (l. 3, rubr. (6). Questa ambasciata non era che di semplice pompa. Un’altra assai più importante ne sostenne egli presso lo stesso Arrigo in quest’anno medesimo, inviato a lui da’ Padovani insieme con Antonio da Vico d’Argine, per ottenere da lui che non togliesse loro, come temevano, la libertà. I due ambasciadori si adoperarono destramente , e ne riportaron tali patti che, se non conservavano a Padova tutta la forma di repubblica libera, potean nondimeno per le circostanze de’ tempi parere onorevoli. Ma i Padovani frattanto talmente si erano innaspriti contro di Arrigo, che quando Albertino col suo collega tornò a Padova, ed espose in senato, ciò che poteasi sperar da Arrigo, poco mancò che non si eccitasse tumulto contro di lui, e sembravano i Padovani fermi e costanti in volersi colf armi difèndere contro di Cesare (l. 2 , rubr. 7). Ma i progressi che questi intanto facea in Italia, dieder loro a conoscere che la resistenza sarebbe riuscita ad essi funesta , e un’altra solenne ambasciata destinaron perciò ad Arrigo, per rendergli omaggio co’ patti già progettati. Albertino, di cui allora tutti esaltavano la prudenza, fu del numero de’ legati; e benchè egli dapprima se ne scusasse, fu