Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/135

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SECONDO 63p si adoperò per condurre i Padovani a consigli più miti; ma in vano. Il popolo era troppo furioso, e la ribellione scoppiò immantinente. Egli ha inserite nella sua Storia (l. 6, nibr. i) 1 l’orazion di Rolando non men che la sua; ed amendue, se se ne tragga l’incolto stile, sono scritte con una robusta ed artificiosa eloquenza. Di questo suo disparer con Rolando, che per altro eragli amico, fa menzione lo stesso Albertino in una delle sue lettere in versi (ep. 3). Can Grande, non si tosto udita la ribellione de’ Padovani, mosse contro di essi e ne seguì una lunga ed ostinata guerra fra loro , nella quale ebbe parte anche il Mussato (l.6, rub. 10), a cui singolarmente dovettesi l’espugnazione di Poiana, castello assai forte su’ confini del Padovano, e che seguì nel luglio dell’anno 1312 (l.7, rubr. 10); e in parte ancora lo scoprimento delP insidie che tendeva a Padova il ribelle Niccolò da Lucio (l. 10, rubr. 2). Frattanto l imperadore, sdegnato contro de’ Padovani, li condannò come ribelli , e pubblicò contro di essi il bando inserito dal Mussato nella sua Storia (l. 14, rubr. 7). Ma egli non ebbe tempo a prenderne la disegnata vendetta, rapito da immatura morte nell’agosto del 1313. Questo imperadore avea onorato del suo favore Albertino, cui più volte veduto avea a’ suoi piedi; e il Mussato accenna ancora di averne ricevuti magnifici donativi, così scrivendogli: Parce , ferox olim Patavis irate superbis, Saepe tamen verbis conciliate meis. Tu mihi magnificus supra quaesita fuisti: Solus ab imperio prodiga dona tuli. Ep. 2.