Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/140

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644 LIBRO ottenuta h patto che tutti que’ che per esser del contrario partito erano stati sbanditi dalla lor città f vi facesser ritorno , molti, temendo da ciò ree conseguenze, si fuggiron da Padova, fra’ quali fu Albertino col fratel suo Gualpertino abate di S. Giustina (Cortus. Chron. l. 2, c. 26), uomo celebre egli pure per varie vicende, ma di cui io non trovo motivo per cui dargli luogo ne’ fasti della letteratura italiana. Convien dire però, che Albertino fosse presto richiamato a Padova, di cui frattanto era stato eletto signore Jacopo da Carrara) perciocchè avendo di nuovo Can Grande prese contro di essa l’armi, e venuto a porle assedio l’anno 1319, Albertino insieme con Ubertin da Carrara e Giovanni da Vigonza fu inviato ambasciadore in Toscana a chiedere ajuto (ib. c. 32). Di questa sua ambasciata fa menzione egli stesso in una sua elegia , da noi già altre volte accennata (V. sup. c. 3), ove descrive la malattia di cui fu preso in Firenze , T amorevole accoglienza che vi ebbe dal vescovo, e l’assistenza usatagli da due medici, uno de’ quali era Dino del Garbo. Non troviamo però, ch’ei traesse alcun frutto dalla sua ambasciata. Io non tesserò qui la storia di tutte le vicende a cui in questi anni Padova fu soggetta. Solo vuolsi accennare un1 altra ambasciata da Albertino commessa, per cui recossi l’an 1321 in Allemagna alla corte di Federigo duca d’Austria , cui i Padovani per difendersi contro i continui assalti di Can Grande aveano eletto a loro signore (Cortus. l. 3, c. 1), e Tadoperarsi che ei fece segretamente, perchè al medesimo fine scendesse in Italia