Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/452

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


I y56 libro belle lettere e delle opere di Cicerone. Le quali parole a me non sembrano sì contrarie agli altri elogi fatti a Giovanni, come sono sembrate al P. ab. Ginanni, il quale di esse si vale a stabilir sempre più la sua opinione de’ due Giovanni. Perciocchè Leonardo e Biondo vissuti molto tempo dopo Giovanni, quando più lieti progressi già si erano fatti nello studio della lingua latina, potean conoscere che quella che ne’ tempi addietro diceasi eloquenza ed eleganza di stile , era ben lungi dall’aver diritto a tal nome. Ma erra il Flavio nello stesso luogo , dicendo che niuna opera ci ha lasciata Giovanni. Alcune se ne conservano manoscritte j ed esse appunto ci fan vedere clf ei 11011 fu scrittore molto più colto di quelli che al suo tempo ebbero in ciò maggior fama. Il Vossio rammenta un codice ms. di più opere di Giovanni, che conservavasi in Padova presso Lorenzo Pignoria (De Histor. lat. l. 3). Io non so se esso ancora vi si conservi j ma trovo che le stesse opere esistono in un codice della Biblioteca del re di Francia: Joannis de Ravenna Dragmalogia, sive Dramatologia; idest Dialogus Venetum inter et Paduanum deeligibili eligibili vitae genere: ejusdem conventio podagram inter et araneam: Liber rerum memorandarum eodem auctore: Historia Ragusii eodem auctore: Historia familiae Carrariensis eodem auctore (Cat. mss. Bibl. reg. Paris, t. 4, p 249, cod. 6494)- M qual codice si dice scritto l’anno 1404. Più altre opere si trovano in un codice della biblioteca del Collegio di Ballior in Oxford, e sono: Jo: de Ravenna Ratiocinarium vi tue: De consolatione in obitum filii: Apologia ejus: