Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/459

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TERZO C)(>3 lettera ad Joannem Gramaticae Professorem docentem Venetiis; un’altra ad magistrum Bonincontrum Mantuanum Grammaticae Professorem , e un’altra ad magistrum Guizzardum Gramaticae Professorem (ep. 4, 13, 14 }• Ma qual frutto trarremmo noi da una sì lunga serie di più nomi? XII. Non così vuolsi tacere un altro non dispregevole onore eli* ebbe in questo secol f Italia , e clic a questo luogo in qualche modo appartiene , cioè di dare più segretarii a’ romani pontefici che allora vissero. Che essi si prendessero fra gli Italiani, mentre la corte pontificia trovavasi in Roma, non è a stupirne. Ma che anche i papi francesi , o che risiedevano in Francia, volessero comunemente valersi di segretarj italiani, non è picciolo argomento di lode per la nostra Italia, poichè questo ci mostra ch’era allora comune opinione non potersi trovare altrove chi scrivesse con quella gravità ed eleganza di stile, che a cotai personaggi si conveniva. E deesi ancora aggiugnere a gloria della Toscana, che da essa per lo più furono in questo secol trascelti coloro che vennero destinati a sì onorevole impiego. Il chiarissimo monsignor Filippo Buonamici ci ha data una elegante ed erudita sua opera, in cui ragiona di tutti coloro che hanno occupata tal carica (De clar. pontificiar. epistolar. Script.). Ella è stata stampata in Roma nel 1753, e un’altra nuova edizione se n’è fatta nel 1770. Ma a que’ segretari clf ei nomina, appartenenti al secolo xiv , alcuni altri se ne debbono aggiugnere, la notizia de’ quali deesi singolarmente