Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/80

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Ò84 LIBRO cui nonio dee por tanti titoli esser sempre all’Italia memorabile e sacro, fu il primo di cui si legga che prendesse a fare raccolta di antiche medaglie. Ma ei non fu pago di tal collezione. Ei si volse con quel vivissimo ardore, di cui infiammavalo la gloria della sua patria, a esaminare con attenzione gli antichi monumenti in cui avvenivasi, e a trarne lumi onde illustrare la storia. Egli descrive a lungo (Famil l. 6, ep. 2) il piacere che avea, quando la prima volta recossi a Roma, nell1 aggirarsi con Giovanni Colonna da S. Vito, di cui abbiamo altrove parlato (l. 1, c. 5), per quell1 ampia città, osservando le vestigia che dell’antica Roma ancor rimaneano, e rammentando i memorabili avvenimenti che le rendeano illustri; nella qual descrizione il Petrarca ci si mostra versatissimo nell’antica Storia Romana, benchè adotti egli pure alcune tradizioni che la più severa critica ora ha rigettate. L’ab. de Sade afferma (Mém, pour la ine de Petr. t. 1, p, 324) che Giovanni Colonna avea fatto fin da’ primi suoi annijun continuo studio sulle antichità di Roma. Io non ho trovata pruova alcuna di ciò; anzi il Petrarca sembrami espressamente affermare il contrario nella lettera or ora accennata, perciocchè in essa egli dice di se medesimo, che nel discorrer delle cose di Roma, egli mostrava maggior perizia nelle cose antiche, Giovanni nelle moderne: Multus de historiis sermo erat; quas ita partiti videbamur, ut in novis tu, in antiquis ego viderer expertior. La stima che di cotai monumenti faceva il Petrarca, rendeagli insoffribile la indolenza e la sordida avarizia de’