Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/81

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SECONDO • 585 Romani d’allora, che ne vendevan gli avanzi, perchè servissero d’ornamento ad altre città: Non vi siete arrossiti , egli dice (Hortat. ad Nicol. Laurent, t 1 Op. n. 5i)6), di fare un vile guadagno di ciò che ha sfuggito le mani de’ barbari vostri maggiori; e delle vostre colonne, de1 limitari de’ vostri templi, delle statue, de’ sepolcri sotto cui riposavano le venerande ceneri de’ vostri antenati, per tacer d altre cose, or s’abbellisce e s’adorna l’oziosa Napoli. E altrove duolsi che i Romani nulla si curino delle antiche lor glorie, e che Roma in niun luogo sia meno conosciuta che in Roma stessa: Chi v’ha oggi più ignorante nelle cose romane de’ Romani medesimi? il dico con mio dolore: Roma in niun luogo è men conosciuta che in Roma (Famil. L 6, ep. a). II. Nè solo nella ricerca e nello studio de’ monumenti segnò il Petrarca la via agli altri, ma ancor nella critica e nelle leggi a discernere i diplomi veri da’ falsi. Era stato presentato all’imperator Carlo IV un diploma con cui pretendeasi che Giulio Cesare e Nerone avessero sottratta l’Austria alla suggezion dell’Impero. L’imperadore che forse non avea uomini sì eruditi alla sua corte, che del loro giudizio potesse in ciò sicuramente valersi, mandò il diploma , perchè ne giudicasse , al Petrarca che allora era in Milano, come dalla data della sua risposta (Senil. lib.i 5, ep. 5) si fa manifesto, la qual però non so su qual fondamento dall’ab. de Sade si assegni al i355 (Meni, pour la vie de Petr. t 3 , p. 405) piuttosto che ad altro anno. Le riflessioni con cui il Petrarca ne mostra la