Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 2, Classici italiani, 1823, VI.djvu/82

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586 LIimo supposizione, son tali che a’ dì nostri non basterebbono a provare grande erudizione nell arte diplomatica. Esse sono il parlare che fanno que’ due impcr adori nel numero del più. Nos Julius$ Caesar, ec. il titolo d’Augusto, che Giulio Cesare si attribuisce, la data del diploma, che era: Datum Romae die Veneris regni nostri anno primo; ed altre simili riflessioni che ora si farebbon da chiunque sol leggermente versato in tale studio. Ma in un tempo, in cui non v’era favola ed impostura che lietamente non si ammettesse per incontrastabile verità, non possiamo non ammirare la critica e l’erudizion del Petrarca che non si lasciò avvolgere nella comune ignoranza, e che seppe riconoscerf l’errore , ove altri non ne avrebbe pur sospettato. MI. Niuno avrebbe creduto che nella Storia

  • della Letteratura Italiana dovesse aver luogo il
celebre tribuno di Roma Cola di Rienzi, ossia

Niccolò di Lorenzo, che, dal suo fanatismo medesimo sollevato l’anno 1347 al più assoluto potere in Roma, perdette per la sua imprudenza nel corso di pochi mesi tutta l’autorità, e fu poi soggetto a quelle vicende che altrove abbiamo accennate (l. 1, c. 1). E nondimeno non dobbiam qui passarlo sotto silenzio, poichè egli ancora fu grande e sollecito ricercatore de’ monumenti antichi di Roma, e come questi furono per avventura la prima origine del pazzo disegno eli’ egli formò di ricondurre Roma alr antico stato di repubblica libera , così essi furono probabilmente che strinsero il primo nodo dell’amicizia che con lui ebbe il Petrarca, il quale sorpreso prima alla nuova delle