Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/191

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I1 imporador greco, che spogliasse di libri sacri quella città; perciocchè quanto a’ profani pareva che di cio’ non fosser molto solleciti; che di questi avea seco portati a Venezia 238 codici, fra’ quali annovera la Storia di Procopio, e il libro del modo di cavalcare di Senofonte, amendue donatigli dall’imperador medesimo; le Poesie di Callimaco, di Pindaro, di Oppiano e le attribuite ad Orfeo; i Comenti d’Aristarco (forse dovea dire Eustazio) sopra l’Iliade in due gran volumi; tutte le Opere di Platone, di Proclo, di Plotino, di Senofonte, di Luciano; le Storie di Arriano, di Dione, di Diodoro Siculo; la Geografia di Strabone, e più altri libri di molto pregio. In altre lettere fa menzione di alcuni de’ libri sacri che avea in Sicilia, e che indi avea fatti venire, come alcune opere di S. Giovanni Grisostomo (ib. ep. 70), e sei codici delle Vite de’ Santi di Simeon Metafraste ( ib. ep. 61). E vuolsi avvertire ad onor dell1 Aurispa , el11 egli è il primo di cui si legga che conducesse in Italia sì gran copia di libri greci; poichè Guarino dovette averne un numero assai più scarso , non trovandosi scrittore alcuno contemporaneo che accenni il vantaggio da lui con ciò renduto alle lettere; e il Filelfo non venne con somigliante tesoro in Italia se non quattro anni dopo l1 Aurispa, essendo questi approdato a Venezia nel 1423 e quegli nel 1427IH. Parecchi libri portò pur seco il Filelfo tornando da Costantinopoli , ed egli stesso il confessa in una sua lettera a Marco Lippomano (l. 1, ep. 4); e in un1 altra cbe scrive a Leonardo