Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/22

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G unno nell’anno medesimo fece aprire un nuovo general concilio in Basilea, intimato già dal suo predecessore , e a presiedervi in suo nome destinò il Cardinal Giuliano Cesarini. Ma non si tardò guari a vedere che questo concilio dovea essere origine di nuove discordie. Que’ Padri parean risoluti di sminuire l’autorità de’ pontefici , ed Eugenio conobbe che conveniva sciogliere quell’adunanza. Più volte ne diede l’ordine, ma inutilmente. Alle preghiere dell’imperador Sigismondo ne permise poscia la continuazione; ma poco appresso ne ordinò la traslazione a Ferrara, ove dovea trattarsi la riunione de’ Greci, e ove si recaron di fatti l’imperatore e il patriarca di Costantinopoli. I Padri di Basilea si opposero a cotal traslazione; e quindi l’anno 1438 si videro aperti due generali concilj, l’uno in Ferrara, l’altro in Basilea, fulminarsi l’un l’altro di scomuniche e di censure. E mentre il papa in Ferrara e poscia in Firenze, ove per cagion della peste trasferì il concilio nel 1439, adoperavasi con sommo zelo per finir lo scisma de’ Greci, come in fatti avvenne (benchè poscia il frutto non fosse troppo durevole), que’ di Basilea giunsèr tant’oltre, chelo stesso anno 1439, deposto Eugenio come simoniaco, spergiuro ed eretico, vennero alcuni mesi appresso alla creazione d’un nuovo papa, e scelsero a tal fine Amedeo VIII, duca di Savoia , che pochi anni prima abbandonato il trono, erasi ritirato a vita eremitica nella solitudine di Ripailles presso il lago di Ginevra, e che accettando la profertagli dignità, prese il nome di Felice V. Questi però non ebbe mai