Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 1, Classici italiani, 1824, VII.djvu/651

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SECONDO 635 ili Niccolò Burzio, che pur ebbe parte in questa contesa (Scritt. Ital. t. 2, par. 4, p. 2f\’\\))- Ei pubblicò ancora nel 14i)’J le Opere di Maffeo Vegio, e l’anno 1509) un’orazione di Jacopo Antiquario in lode di Luigi XII re di Francia. Quando ei morisse, non si è potuto accertare dal Sassi, e io ancora non ho lume a deciderlo. Ma certo ei visse oltre il 1520, come dalF accennata dispula e da’ libri per essa usciti raccoglie il suddetto scrittore. Scrisse le sue opere in latino; e come in esse ei dà a conoscere il profondo suo sapere e la vasta sua erudizione nella musica , così ancora usa di uno stile più colto che in opere di tal natura non potrebbe aspettarsi. Egli era ancor buon poeta, e un epigramma contro il suo rivale Spatario, che il Sassi riferisce, ci mostra quanto felice disposizione avesse egli in ciò sortito dalla natura: Qui gl adira quondam corio ves libai et enses, Pelleret ut vili sordidus arte famem, Musicolas audet rabido nunc: carpere morsu. Proh pudor! et nostro detrahit ingenio. Phaebe, diu tantumne scelus patieris inultum? Num saevus tanti criminis ultor eris? Phoeb. Non impune feret; sed qualis Marsia victus , Pelle tegat gladios peifidus il!e sua. Prima ancora di Gafurio avea scritto più opere intorno alla musica, niuna però delle quali ha veduta la luce, Prosdocimo di Beldomando padovano (‘). Egli fu inoltre versalo in astronomi L’originale deli’ ’opera intorno alla Musica di Prosdocimo di Beldomando conservasi in Bologna tra-1 libri che furono del celebre P. Maestro Giauibatista M;a t.ni