Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/123

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TERZO l337 prosa latina, e clic è stata non ha mollo iLitn alla luce (Misceli. di Lucca, t. 4, p.) (a). Uguali a un dipresso e di valore e di età a’ poeti or or mentovati furono Lodovico Merchenti veronese autor di un poemetto intitolato Benacus, in cui si descrive la vittoria che nel 1438 riportarono i Veneziani su Filippo Maria Visconti nel lago di Garda, intorno a cui veggansi il march Maffei (Ver. illustr. par 2, p. 200) e Apostolo Zeno (Diss. voss. t.1,p. 127), e Girolamo Valle, di cui si ha alle stampe un poema sulla Passione di Cristo, oltre alcune altre opere, delle quali ragiona il medesimo Zeno (ib. p. 13^)y e più altri, di cui non giova il parlare distintamente. IV. Più celebre ancora fu a que’ tempi il nome di Maffeo Vegio lodigiano, di cui ha scritta esattamente la Vita, traendola singolarmente dall’opere di lui stesso, il p Corrado Gianningo della Comp di Gesù (Act. SS. Supplem. 2 jun. p. 57), pubblicata poscia di nuovo dal ch. Sassi (Hist Typogr. med. p. 329, ec., 405, ec.). Era egli nato in Lodi ranno t.jotì, come dimostra il suddetto scrittore, da Belloro Vegio e da Caterina Lanteria, ed avea avuta la sorte di avere in Milano, ove fu mandato agli studj, ottimi precettori, i quali nelle lettere non meno che nella pietà gli fecer fare assai felici progressi. La poesia era quella di cui più che d’ogni altro studio si compiaceva. (a) Alcune Poesie inss. Ialine di Mniteo Ronto si conservano ancora nella Laurcnziana (Da/id. Cai. Codd. tal. Bibl. Laur. 1. 2, p. 32&). TlRADOSCltl, Voi IX. 8