Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/245

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TERZO *4^9 tionem ex nostro Barbaro discessus sui nullam audivi, et explorare contendam. Il Borsetti ha pubblicate innoltre due elegie (l. c. t 1 p. 32, ec.), una scritta in nome di Verona a Guarino, in cui lo esorta a lasciar Ferrara per andare ad istruire i suoi concittadini: l altra scritta da Guarino alla sua patria, in cui non si mostra lontano dal fare ad essa ritorno, e chiede sol qualche indugio, finchè cessin le guerre che allor desolavano quei’ paesi. Queste due elegie non sappiamo quando fossero scritte. Ma la lettera d’Ambrogio è del 1433; e perciò se Guarino tornò a Verona, ciò non potè accadere che verso quel tempo. A me non sembra però probabile ch’ei vi tornasse; e ciò è sembrato inverisimile anche al cardinal Quei ini {Diatr. ad Epist. Barbar, p. 115), benchè egli pure da più monumenti compruovi che i Veronesi usarono d ogni sforzo per allettarvelo. Certo egli era in Ferrara, quando vi si aprì il concilio: e il medesimo cardinale cita alcune lettere di Guarino (ib. p. 280), in cui questi racconta che la presenza de’Greci dava a lui ancora non picciola occupazione. Sembra ancor certo che all’ occasion del trasporto che del concilio si fece da Ferrara a Firenze, egli parimente passasse a questa città, forse per servire d’interprete nelle conferenze tra’ Greci e Latini. In fatti una lettera scritta a’ 14 d’ottobre del 1441 Bernardo Giustiniani a Jacopo Zeno, che allora era a quel concilio (Leon, et Bern. Justin. Epist. et Orat. ep. 15). ci mostra che ivi pure era Guarino; anzi di lui si parla in modo come se si fosse