Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/260

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«4;4 unno 5a), che, benché non abbiano «lata di anno, appartengono certamente al 1425, ci mostran l'Aurispa disposto a passare nel vicino settembre a Firenze, ove già gli era apparecchiato l' alloggio presso i figli di Palla Strozzi, e ov egli era invitato a tenere scuola, benchè non fosse ancora fissato con quale stipendio. E ch’egli veramente passasse a insegnare la lingua greca in Firenze in quell’anno medesimo, benchè non ne abbiamo autentico monumento, a me sembra certissimo; perciocchè vedremo che nell’an 1428 l’Aurispa si adoperò per ritornare a Firenze. L’onore di averlo condotto a quella università, benchè si dovesse in gran parte ad Ambrogio camaldolese, fu però attribuito singolarmente a Niccolò Niccoli, il quale in fatti adoperossi in ciò assai caldamente, come raccogliesi dalle citate lettere dello stesso Ambrogio. Quindi Poggio nell’elogio che ci ha lasciato del suddetto Niccoli, il loda fra le altre cose per aver chiamato l’Aurispa a Firenze: Accessit deinde vir praestans ingenio et doctrina Joannes Aurispa Nicolai procuratione (Poggi Op. ed. Basil. 1538, p. 272). Ma se poi crediamo a Francesco Filelfo (l. 2, ep. 18), il Niccoli dopo averlo chiamato a Firenze, gli divenne nimico, e adoperossi per modo, che l’Aurispa fu finalmente costretto a partirsene. Già abbiamo veduto che il Niccoli vien parimente accusato di avere per somigliante maniera maltrattati il Grisolora e Guarino Veronese; e una lettera di Ambrogio camaldolese (l. 5, ep. 39) ci fa conoscere ch’ egli era in fatti uom facile a inimicarsi con que’ medesimi