Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/261

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terzo i rl>r prima pii pran amici. Giì> che è fuor di dubbio, si è che breve fu il soggiorno dell’Aurispa in Firenze; e che l’an 1428 egli era in Ferrara. Io lo raccolgo da due lettere del Filelfo (l. 1, ep. 20, 24); una scritta da Venezia a’ 9, l’ altra da Bologna a’ 23 di febbraio dello stesso anno. Nella prima egli scrive a Leonardo Giustiniani di esser disposto ad imbarcarsi fra pochi giorni per andare per acqua a Bologna; nella seconda scritta all’ Aurispa gli dà avviso di esser giunto a Bologna il terzo giorno (dacchè erasi da lui distaccato; il che ci mostra ch egli andando per acqua da Venezia a Bologna era passato per Ferrara, e ivi veduto avea l’ Aurispa, il quale probabilmente era stato colà chiamato fallimmo del 1427 Ma qualunque ragion se n’avesse, il soggiorno di Ferrara non piaceva troppo all’Aurispa; ed egli nello stesso an 1428 trattava segretamente di tornare a Firenze. Ne abbiamo in pruova una sua lettera a Ambrogio camaldolese (l. 24, ep. 62), in cui gli spiega il suo desiderio, dicendo ch’ei non avea lasciata Firenze, se non con intenzione e speranza di dovervi un dì ritornare: Nosti, nulla alia ratione me istinc discessisse, nisi ut ita quandoque istuc redire possem, ec. Aggiugne che ha inteso doversi aprire in Firenze una solenne università; ch’ei desidera di esservi invitato, ma che di grazia si tratti ciò occultamente, talchè non ne giunga nuova al principe cui serviva, cioè al marchese di Ferrara. Questa lettera non ha data, ma parmi evidente che la riforma dello Studio fiorentino, di cui qui si tratta, sia quella