Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/270

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l4M LIBRO congiungere ch’ ei faceva del rigore colla dolcezza, le accorte maniere con cui gli scorgeva all’emendazione de’ lor difetti, gli esempj che lor dava in se stesso d’ogni più bella virtù, e singolarmente d’una verginale modestia, di una continua vigilanza sopra i movimenti del suo animo, e di una sincera e fervente pietà, il severo contegno con cui sgridava e puniva coloro che lasciavansi trasportare a qualunque atto sconcio, o irreligioso, la bontà e l’affetto con cui provvedeva a tutti i loro bisogni, il giubilo che provava in vedere i lieti loro progressi, fino a spargerne lagrime di tenerezza. Appena si crederebbe che in un secolo in cui i costumi erano ancora comunemente sì rozzi, si potesse trovare un sì perfetto modello di letteraria e di civile educazione; e se tutti coloro ai’ quali è confidato l’ammaestramento de’ giovani, ad esso si confermassero, quanto lieti e copiosi frutti trarrebbono essi dalle loro fatiche! XIV. La scuola di Vittorino divenne ben presto la più famosa che fosse a’ que’ tempi in Italia; e non solo dalle provincie di essa, ma ancor dalla Francia, dall’Alemagna e perfin dalla Grecia venivan molti a Mantova tratti dalla fama di sì valoroso e di sì amabil maestro. Ed essi vi trovavano ogni sorta di mezzi con cui istruirsi non sol nelle scienze, ma ancor nelle belle arti; perciocchè per opera di Vittorino, a cui non veniva mai meno la magnificenza e la liberalità del march Gianfrancesco, erano in quel collegio raccolti i migliori maestri di gramatica, di dialettica, di alitine-