Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/277

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I TERZO |/,JI XVI. Tale è il carattere di questo veramente ammirabile professore, che ci formano gli scrittori tutti di questi tempi; ed è cosa ancor degna di maraviglia che in un secolo in cui gli uomini dotti si laceravano a gara gli uni gli altri, non si trovi pure uno che pargli di Vittorino con biasimo e con disprezzo. Narra bensì il Prendilacqua che furonvi alcuni in Mantova i quali ardirono di sparlarne e ancor d’insultarlo, e ch’ egli fu sempre lungi da ogni pensier di vendetta; che anzi ricolmò di beneficj i suoi stessi nemici. Ma a me non è avvenuto di ritrovare un solo fra gli autori contemporanei a Vittorino, che ne formi un carattere svantaggioso o quanto al sapere, o quanto a’ costumi. Ciò di che dobbiam dolerci, si è che di un uom sì famoso non ci sia rimasta opera alcuna. Il Prendilacqua e Francesco da Castiglione ne incolpano la modestia del medesimo Vittorino, che faceagli schivare ogni occasione di lode. Il Prendilacqua però ne accenna alcune lettere famigliari e alcune poesie italiane e latine da lui scritte in età giovenile. Di queste non ci rimane frammento alcuno. Il sig. D. Jacopo Morelli afferma di aver letta in un codice della libreria Nani una lettera di Vittorino ad Ambrogio camaldolese (in Not. ad Vit Victor, p. 35) (*); ed egli ha ancor pubblicate alcune poche parole di un’orazione da lui detta (ib. p. 50) conservataci da Paolo Atta vanti nella svi Su* (*) La lettera di Vittorino da Feltre ad Ambrogio camaldolese è stata pubblicata nel Catalogo de! MSS. di S. Michele di Murano (p. 1207, ec.).