Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/285

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TERZO | /,gg nell’ università di Padova, e passalo poscia a Pavia, vi chiese i consueti gradi d’onore; ma vi trovò ostacolo nella legge che vietava a chi an* cor non avesse 20 anni il conseguirli. Quindi Gasparino porse un memoriale al duca Filippo Maria, in cui supplicò che non ostante tal legge potesse quell’ onore concedersi a Guiniforte, cui in esso egli chiama istruito nelle lettere greche e latine, e in parte ancor ebraiche (Op.p. 88). Ed è certo che allora, o poscia i desiderj di Guiniforte furono secondati; perciocchè il troviam onorato del titolo di dottore non solo delle arti, ma ancor di legge. Poichè fu morto Gasparino, Guiniforte chiese, come si è detto, di succedere al padre nella cattedra d’eloquenza da lui tenuta in Milano, e benchè essa fosse stata conferita dal duca a Frate Antonio da Ro dell Ordine de’ Minori, ei lusingavasi nondimeno sì fattamente di ottennerla per sè ancora, che cominciò da sè medesimo l’an 1431 a tenere scuola, nel cui aprimento disse l’ orazione che abbiamo alle stampe (ib. p. 16). Ma deluso dalle sue speranze, fu costretto ad accettar l'invito che in quell’ anno stesso gli venne fatto da’ Novaresi, di venire a spiegare nella lor città i libri di Cicerone de Officiis, e le Commedie di Terenzio; al che egli diede principio con sua prefazione recitata pubblicamente agli 8 di luglio. Ma assai breve fu il soggiorno di Guiniforte in Novara. Perciocchè per mezzo di Ugo da Villafranca insinuatosi nella grazia di Alfonso re di Aragona, passò a quella corte, e con una orazione innanzi a lui recitata in Barcellona a’ 14 di marzo del i,\5a (ib. p. 19 ne ottenne il favore, per modo che Alfouso