Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/291

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


tetizo (5o!Ì come ha asserito il Zeno, che questa ancora fosse una pretta calunnia. Ma confesso che mi tiene alquanto dubbioso una lettera di Ambrogio camaldolese scritta verso questo medesimo tempo, e assai prima che Poggio dichiarasse guerra al Filelfo, in cui di queste nozze dice: Nuper a Guarino accepi litteras, quihus vehcmenter infortunam mvehitur, quo Jiliam Joannis Chrysolorae clarissimi viri is acceperit exterus, qui, quantum libet borio ingenio, longe tamen illis nuptiis inipar essct, querìturque substomac/ians tixorem Chry solorae venalem habuisse pudicitiam, moechumque ante habuisse quam socerum (l. 8, ep. 9) (’). Le quali parole sembrano accusare il Filelfo di delitto commesso, non colla figlia, ma colla madre; e ci provano almeno che fin d’allora corsero intorno a un tal matrimonio voci non molto onorevoli al Filelfo. E certo però, che questi seppe ivi ottener la grazia de1 due imperadori Paleologi Manuello il padre e Giovanni il figlio, da’ quali fu inviato nel 1 ambasciadore al sultano Amurat II, e all1 impcrador Sigismondo; e in occasione di questo secondo viaggio, invitato da Ladislao re di Polonia ad assistere alle reali sue nozze, vi si trovò presente in Cracovia Fauno 1424z e ^ (*) Intorno a questo passo mi è stato fatto riflettere che se questo fosse il senso, sarebbesi dovuto dire generum, e non socerum, perchè il Filelfo veniva ad esser genero della madre. La riflessione è verissima, ma per una parte il testo di Ambrogio, il qual si ha alle stampe, dice socerum; per l’altra io non saprei qual altro senso aver possano quelle parole: onde io lascio a sciogliere questo problema agli eruditi.