Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/292

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l5o6 LIBRO recitò un’ orazione alla presenza dell imperadore e del re di Danimarca e di più altri principi. XXII. L’an 1427 partì da Costantinopoli, invitato con replicate preghiere da molti nobili veneziani, e a’ 10 di ottobre giunse a Venezia, e ne diè parte con sue lettere a Leonardo Giustiniani e a Francesco Barbaro primari suoi protettori, e allora assenti da Venezia per timor della peste. Questi il lusingarono per qualche tempo colla speranza di onorevole stabilimento; ma il Filelfo veggendo che le parole non mai cambiavansi in fatti, annoiato finalmente se ne partì, e nel febbrajo del 1428 passò a Bologna. Che questa fosse la ragion vera della partenza del Filelfo, e non già i furti da lui fatti al Giustiniani e al Barbaro, come gli rinfaccia Poggio (l. c. p. 179), è abbastanza chiaro non solo dalle prime lettere dello stesso Filelfo (l. 1), nelle quali continuamente si lagna del non attenerglisi le fatte promesse, ma ancor dal riflettere che il Giustiniani ed il Barbaro furono sempre assenti, mentre il Filelfo si trattenne in Venezia, come le stesse lettere pruovano chiaramente. E ugual fede sembra che meriti un altro fatto, che dal Poggio raccontasi, di certo vasellame d’ argento dal Filelfo involato ad un frate, che per sua sventura gli si era dato a compagno nel viaggio da Venezia a Bologna. L’ accoglimento ch’ egli ebbe in Bologna, fu tale, che il più onorevole non potea bramarsi. Gli scolari e i professori tutti e gran numero di cittadini furono subito a visitarlo, c il cardinal legalo