Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/312

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i5a6 libro greca letteratura, e coinpiacevasi nel vedere i lieti progressi che il giovinetto in essi faceva. La fuga di Giammario da Bologna a Piacenza nel 1439), da noi già mentovata di sopra, abbiam veduto che fu probabilmente concertata col padre stesso, benchè da ciò che vedrem nel decorso, potrem conoscere ch’egli era di sua natura non poco portato a tali risoluzioni. Nel 1440 inviollo Francesco a Costantinopoli, donde l’imp Giovanni Paleologo fin dall’an 1418 gliel avea richiesto (Philelph. I. 3, cp. 37). Ma avendo saputo ch egli vi gittava inutilmente il tempo, con sua lettera de’ 31 di dicembre del 1441 1.5}ep. 5) avvisatolo della morte di Teodora, e sgridatolo della sua negligenza, gli comandò di tornarsene in Italia. Per alcuni anni è probabile ch egli stesse col padre in Milano. Quindi, non sappiamo in quale occasione, fattosi conoscere a Renato re di Napoli e signor di Provenza, fu da lui posto in magistrato a Marsiglia l’an 1450, di che Francesco rendette grazie con sua lettera a quel sovrano (l’. 8, ep. 1) (*). Mentre il Filelfo era (*) Fra le molte città d’Italia in cui Giammario Filelfo tenne pubblica scuola, dee annoverarsi anche Savona, ov egli fu da quegli anziani chiamato nel 1444 a maestro di grammatica e di rettorica, colla pensione di lire 100 annue, ed altre lire 28 per la pigion della casa: della qual notizia pure io son debitore al già nominato sig. Giantommaso Pelloro. Aggiungasi ancora, che un’altra opera inedita di Giammario conservasi in Mantova presso la nobil famiglia Arrivabene, che ha per titolo: Marii Filelfi arti uni et utrìusi/ue juris fiottoni, ri/uni) nitrati, et portele laureati, tlt comminiti