Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX.djvu/314

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i5a8 LIBRO Il trovarsi a’ confini della Francia indusse Giammario a scorrerla fino a Parigi, com’egli fece nel seguente anno 1456; il qual viaggio però non fu molto approvato dal padre (l. 13,ep. 24). Nel 1459 fu ai piedi del pontef Pio II in Mantova, che volle conferii gli la dignità di avvocato concistoriale. Ma Giammario non si curò d’accettarla. Più grato gli fu l’onorevole invito che da’ Veneziani egli ebbe di tenere presso loro scuola di lettere umane. Verso il principio di marzo del i4(3o ei ne fece la solenne apertura innanzi al doge Pasqual Malipiero, a tutto il senato e a numerosa assemblea; e fu udito con applauso non ordinario. Non sappiamo quanto egli ivi si trattenesse, e solo troviamo che la poco lodevol fama che di lui si sparse pe’ suoi costumi, fu cagione ch’ ei dovette partirne. Probabilmente ei da Venezia tornò a Milano, ove, come si è detto, fu insieme col padre racchiuso in carcere per le loro maldicenze contro il pontef Pio II. Liberatone poscia, per qualche tempo egli aggirossi per diverse città, cioè Bergamo (a), Verona e Bocittà, e quasi tutte a un certo Michele Lucerna, di cui già era quel codice. Due di esse hanno la data del c del i4'7(a) Del soggiorno fatto da Mario in Bergamo si ha anche pruova nel codice delle Poesie di Alberto Carrara presso i sig. conti Carrara Beroa, altre volte citato, in cui leggonsi alcuni versi di Giovanni Malpede bresciano, ne’ quali parlando del mentovato Alberto dice al I deilo, al qual gli indirizza: ... Qua n Bfrgomm ¡am ¡ani trlliirc I orisi i L&optat propria® sedes fatisiasque futura®.